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Saggio: La Papessa
La Papessa appare raffigurata nei Tarocchi Visconti Sforza (fig. 1) da
una figura femminile avvolta in un abito monacale, nell'atto di sorreggere
con la mano destra l'asta cruciata e recante nella sinistra il Libro della
Sapienza (la Bibbia o i Vangeli). Sulla testa porta il tipico Triregno.
I precedenti iconografici di questa carta vanno ricercati tra le personificazioni
delle più alte virtù morali e religiose, come ritroviamo
nell'iniziale miniata del sec. XII, la "Sapientia Domini" (Biblia
Sacra, Firenze, Biblioteca Laurenziana, Ms. Mugell, 2 f, 58) che presenta
gli stessi attributi e la "Fides" dipinta a monocromo da Giotto
nella Cappella degli Scrovegni a Padova (fig. 2). La Fede, come dice il
primo dei versi ottonari (accompagnato come nei riquadri delle altre immagini
da un senario sdrucciolo) si presenta in forma ieratica e con i simboli
della sua mansione: impugna con la destra una croce astile e con la sinistra
un cartiglio, nel quale spiccano le prime affermazioni del Credo niceno-costantinopolitano.
All'insegna del binomio Fede/Ragione sottomette gli idoli e s'innalza
ben solida sopra la roccia, circondata di luce, per gli angeli e per le
creature umane. Calpesta pure un oroscopo con i segni dello zodiaco, mentre
porta legata al fianco destro una grande chiave per il regno dei cieli.
Altro particolare: manto e tunica recano diversi strappi, a significare
le lacerazioni avvenute nel corso della storia (scismi ed eresie). "A
confronto di quella di Dante, questa fede si presenta più didascalica
ed espressa in forme emblematiche, di tipo alquanto scolastico".(
Claudio Bellinati "Giotto" 1996).
I versi riportano quanto segue: Figurata et ierata/presentatur homini,
indiscussa manet fides
cuius autem valet tactus/aprobando loyter.
Congregavit subiugavit/ydola viriliter, coronatur et fundatur /supra petra
firmiter, angelorum et virorum/confortatur numine, mire recta et perfecta
(Figurata
- cioè rappresentata con i suoi simboli canonici - e ieratica si
presenta all'uomo, la fede rimane indiscussa
di cui poi ha valore
l'influsso con la prova fornita dalla logica. Radunò e soggiogò
gli idoli con forza virile, è incoronata e si fonda saldamente
sulla pietra, è confortata dal consenso degli angeli e degli uomini,
mirabilmente giusta e perfetta
)
Unica variante rispetto all' immagine che troviamo nelle carte dei tarocchi
antichi risulta essere il cartiglio, in sostituzione del libro.
Altre immagini della Fides /Papessa sono numerose nell'arte rinascimentale
e barocca: ne troviamo una con gli stessi attributi in una lastra marmorea
tombale di un Maestro dell'Ordine dei Cavalieri di Malta all'interno di
San Giovanni a La Valletta.
La presenza della Fede nell'ordine dei Trionfi è in perfetta sintonia
con la visione religiosa cristiana medievale della Scala Mistica, quale
mezzo per giungere alla contemplazione di Dio. A questo proposito così
si esprime San Tommaso "La perfezione della creatura ragionevole
non consiste soltanto in ciò che le compete secondo natura, ma
anche in ciò che le viene concesso da una partecipazione soprannaturale
della bontà divina. Per questo abbiamo detto che l'ultima beatitudine
dell'uomo consiste in una visione soprannaturale di Dio. Visione alla
quale l'uomo non può arrivare se non come discepolo sotto il magistero
di Dio, secondo le parole evangeliche "chiunque ha udito il Padre
e si è lasciato ammaestrare da lui viene a me" (Gv 6,46)
Perciò
affinché l'uomo raggiunga la visione perfetta della beatitudine,
si richiede che prima creda in Dio, come fa un discepolo col suo maestro
(II -II, q. 2, a. 3; cf. De Ver. q 14, a.10) e di seguito "Come sopra
abbiamo spiegato, ciò che è indispensabile all'uomo per
raggiungere la beatitudine appartiene propriamente ed essenzialmente all'oggetto
della Fede
. (II-II, q. 2, a. 7).
Nell'ordine delle figure dei tarocchi del cinquecentesco "Sermones
de Ludo" la Papessa è posta giustamente vicino al Papa in
quanto come dice San Tommaso "La fede è un dono dato dapprima
alla Chiesa; solo in essa non viene mai meno; solo in essa la Fede non
è mai "informe", bensì sempre "formata",
cioè viva ed animata dalla carità. (II-II, q. 1, a. 9,ad
3). Qui la Chiesa non è intesa da San Tommaso principalmente come
comunità esteriore e visibile che "amministra la dottrina
del credere", ma come soggetto credente e professante la fede. In
questo senso coinvolge il mistero della reale santità posseduta
e quindi si tratta della Chiesa come realtà mistica. (Battista
Mondin "Dizionario enciclopedico del pensiero di San Tommaso D'Aquino",
2000, pag. 291). "La professione di fede è presentata nel
simbolo a nome di tutta la Chiesa, che deve alla fede la sua unità.
Ma la fede della Chiesa è una fede formata (dalla carità):
e tale è la fede di coloro che appartengono alla Chiesa per numero
e per merito(qui sunt numero et merito de Ecclesia). Ecco perché
nel simbolo si presenta una professione di fede adatta per la fede "formata":
e anche perché i fedeli che non avessero una fede "formata"
cerchino di raggiungerla" (ibid.). Insomma, la vera Fede si trova
nell'autentica Chiesa (rappresentata dal Papa) e non può esistere
al di fuori di essa.
Che la Papessa dei tarocchi sia la rappresentazione della Fede è
innegabile in quanto lo stesso monaco, autore del "Sermones"
la descrive con le parole "O miseri quod negat Christiana fides",
frase che appare l'incipit di una più estesa espressione dato che
il religioso fa seguire il simbolo grafico dell'etc. alla parola fides,
secondo una modo che si ritrova anche in altri passi del Sermones. La
frase, come ci appare, risulta pertanto intraducibile, ma ciò che
conta è che il religioso abbia fatto riferimento alla Fede. Questo
"Sermones" si presenta come una invettiva contro il gioco dei
dadi e delle carte, compresi i Trionfi, composta secondo il concetto clericale
del tempo che ne attribuiva la paternità al Diavolo (di cui fra
l'altro il buon monaco ne fornisce addirittura il nome, un certo diavoletto
chiamato Azaro), in grado di condurre gli uomini alla perdizione: Scrive
infatti "Questa è la ragione per cui gli uomini bestemmiano
più nel gioco che in altre occasioni, perché chiamano a
loro rovina tanti diavoli per quanti sono i punti nei dadi. E poiché
tutti perdono al gioco, è opinione che quei denari - dove c'è
il sangue di Dio, di Cristo e dei santi - vadano a finire in mano ai diavoli,
che li distribuiscono ai disperati che chiedono soldi ai demoni. E alla
fine tutti saranno ridotti in povertà e per la maggior parte finiranno
per morire sulla forca. State perciò lontani dai giochi, altrimenti
ecc.". Questo sermone risulta essere importante, perché al
di là dello scopo con il quale il frate lo compose, ci offre informazioni
su un ordine dei Trionfi che molto si avvicina a quello che doveva essere
l'originale in base al concetto di Scala Mistica medievale ed inoltre
i commenti dell'autore su alcuni Trionfi rispecchiano quanto si era ipotizzato
in riferimento al significato di alcune carte, come "El mondo cioè
dio padre", "Lo caro triumphale vel mundus parvus"( Il
carro trionfale ovvero un piccolo trionfo) ed anche la Papessa messa in
relazione con la Fede.
Geltrude Moakley vide nella carta dei tarocchi Visconti-Sforza, ora alla
Pierpont Morgan Library, l'immagine di Suor Manfreda Visconti-Pirovano,
una parente dei Visconti eletta papessa di una piccola setta lombarda
dei Guglielmiti, bruciata al rogo nell'autunno del 1300. L'abito monacale
che indossa è quello delle Umiliate, ordine riconosciuto dalla
Chiesa. Tale ipotesi potrebbe avere qualche fondamento di verità
se si considera la tendenza nei mazzi Visconti-Sforza di identificare
le figure con i componenti della famiglia lombarda.
Ludovico Antonio Muratori parla di Guglielmina e della sua vicaria Suor
Manfreda nella "XL Dissertazione" della sua opera "Antichità
Italiane" in relazione a "Quali eresie ne' secoli passati abbiano
infestato l'Italia": "E perciocché poca conoscenza di
questa famosa femmina (Guglielmina) hanno avuto gli scrittori della Storia,
ed io ho potuto leggere nella celebre Biblioteca Ambrosiana il processo
autentico d'essa, formato l'anno 1300, e la storia de' suoi errori, compilata
dal Puricelli e scritta a penna; non rincrescerà ai Lettori di
riceverne da me una breve contezza, meritando ben essa di passare ai posteri,
acciocché niuno si lasci giuntare dai sogni ed inganni delle donnicciuole
in avvenire.
Il processo è intitolato "contra Guilielmam Bohemam, vulgo
Guilielminam, ejusque Sectam".
Primieramente spacciava costei d'esser ella lo Spirito Santo, incarnato
nel sesso feminile, e nato da Costanza moglie del re di Boemia, e regina.
Secondariamente, siccome l'Arcangelo Gabriello a Maria Vergine avea annunziata
l'Incarnazione del Verbo Divino; così anche l'Arcangelo Rafaello
avea annunziata alla regina Costanza l'Incarnazione dello Spirito Santo
nel dì della Pentecoste, in cui dopo un anno intero era poi essa
Guglielmina venuta alla luce.
III. Siccome Cristo fu vero Dio e vero Uomo, così costei si spacciava
per vero Dio e vero Uomo in sesso feminino, la quale era per salvare i
Giudei, i Saraceni e i falsi Cristiani, come per mezzo di Cristo si salvano
i veri Cristiani.
IV. Essa al pari di Cristo avea da morire secondo la natura umana, e non
già secondo la divina.
V. Che anch'essa era per risorgere con corpo umano in sesso feminile prima
della risurrezion finale, per salire in cielo alla vista de' suoi discepoli,
amici e divoti.
VI. Come Cristo avea lasciato per suo Vicario in terra San Pietro con
dargli da reggere la sua Chiesa; così anch'ella lasciava per sua
Vicaria nel mondo Mayfredam Ordinis Humiliatorum Sanctimonialem.
VII. Ad imitazione di San Pietro questa Mayfreda celebrerebbe Messa al
sepolcro dello Spirito Santo incarnato; e ch'essa di poi con solenne apparato
ripeterebbe la medesima Messa, e sederebbe e predicherebbe nella Basilica
Metropolitana di Milano, e poscia in Roma nella Sedia Apostolica, dove
si troverebbero gli Apostoli e Discepoli, come furono con Cristo.
VIII. Mayfreda dovea essere una vera Papessa, dotata della podestà
di vero Papa; di maniera che come il Papa e il Papato Romano d'allora
s'avea da abolire, con dar luogo a questa Papessa, così si sarebbero
battezzati i Giudei, i Saraceni, e l'altre nazioni che son fuori della
Chiesa Romana, né son peranche battezzate.
IX. Tolti via i quattro antichi Vangeli, ne succederebbono quattro altri,
che d'ordine di Guglielmina sarebbono scritti.
X. Come Cristo dopo la risurrezione si lasciò vedere, altrettanto
farebbe ella co' suoi discepoli.
XI. A chiunque visitasse il Monistero di Chiaravalle, dove ella sarebbe
seppellita, si concederebbe indulgenza pari a quella che si acquista andando
a Gerusalemme al santo Sepolcro. E perciò da tutte le parti del
mondo verrebbono i pellegrini a visitare il di lei sepolcro.
XII. A tutti i seguaci di questo Santo Spirito soprastavano assaissimi
mali e morti, non altrimenti di quel che avvenne agli Apostoli di Cristo
e de' suoi stessi seguaci, alcuni de' quali imiterebbero Giuda con dare
in man degl'Inquisitori i loro seguaci.
E tali furono i principali abbominevoli insegnamenti e le ridicole finzioni
di Guglielmina, tralasciando io il resto. Né già tutto questo
era stato finto da essa, ma bensì dalla suddetta Mayfreda, e da
un certo empio Andrea Saramita. Forse costoro aveano inteso simili delirj
da Simone Mago, descritti da Eusebio e da Santo Epifanio. Quel che è
da stupire, forse Guglielmina finì i suoi giorni nell'anno 1281,
e prima fu seppellita nella chiesa di San Pietro all'Orto, e sul principio
del susseguente anno le sue ossa furono trasferite fuori della città
al Monistero di Chiaravalle, e poste in uno onorevol sepolcro. Uno di
que' monaci le fece il panegirico, trattandola da Santa e da curatrice
de' mali. Lampane e cerei stavano accesi davanti ad esso sepolcro. Tre
feste in oltre erano state istituite da' suoi divoti a quel Monistero.
La stessa Mayfreda in sua casa celebrava Messa, e i seguaci suoi le baciavano
le mani, ricevendo da essa la benedizione, e talvolta dell'ostie a guisa
di Eucaristia. Veggasi di grazia di che sia capace la gente ignorante
e sciocca, lasciata in preda alle sue opinioni e ad una stolta credulità.
Ma Iddio custode della vera sua Chiesa non permise che lungamente trionfasse
l'illusione nel popolo di una città sì religiosa e Cattolica.
Nell'anno 1300 si scoprì la setta di Guglielmina, le sue ossa furono
bruciate, spiantato il suo sepolcro. Andrea Saramita e Mayfreda Monaca,
caporali di tale eresia, perché pertinaci alunni di Guglielmina,
finirono i lor giorni nelle fiamme. E questo fine ebbe la fantastica ed
empia tragedia di costoro".
Dal secolo XVII la Papessa viene presentata sempre seduta con il libro
nelle mani mentre un drappo le incornicia generalmente la parte superiore
della figura, come nel tarocco Vieville (fig. 3). Questa immagine a stata
mutuata dall'iconografia della leggendaria Papessa Giovanna come appare
nel "De claris selectisque mulieribus" (1494) di Jacques Philippe
Forest, nel capitolo a lei dedicato (fig. 4). Tale immagine si stabilizzerà
definitivamente nelle carte seguenti e nel Tarocco di Marsiglia (fig.
5).
Nell'opera di Leonard Thurneysser Zum Thurn "Quinta Essentia"
è raffigurata una Papessa che reca nella mano destra la chiave
ed appoggia il braccio sinistro su un libro (fig. 6). Si tratta della
Fede come rappresentata dalla corrente magico-ermetica-alchemica, che
proprio in Germania, luogo dove fu stampata l'opera, ebbe larga diffusione.
Oltre ai normali attributi della Fede figurano accanto a lei numerosi
libri, tutti di natura magico-religiosa, quali l'Herbarium, la Quinta
Essentia, il Misterium Aeternitatis e la Bibla. La Papessa con la corona
sul capo e la bocca chiusa da un lucchetto (perché la fede non
ha bisogno di esprimere il suoi credo) siede sopra una cassa sulla quale
sono incise le parole "Toth" e "Azot" . Nella carta
dei tarocchi occultistici di Oswald Wirth, la Papessa tiene nella mano
destra il libro su cui appare il simbolo cinese Taichi del Supremo Tao
formato dagli opposti Jin e Jang, e la chiave nella mano sinistra (fig.
7).
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