|
Saggio: Il Sole
Nella carta miniata dei Trionfi di Francesco Sforza (fig. 1) il Sole
viene rappresentato come un fanciullo alato con in mano l'astro splendente.
Si tratta del Genio del Sole, quale appare nella carta dell'Iliaco nella
"Serie E" dei Tarocchi del Mantenga (fig. 2). II fanciullo è
praticamente nudo e porta al collo una collanina di corallo in riferimento
al caldo secco solare, in base alla teoria degli umori. Collanine identiche
si trovano nell'arte medievale e rinascimentale al collo o ai polsi di
bambini quali talismani contro la peste. Riguardo la sua nudità
il Cartari nelle "Imagini de gli Dei de gli Antichi" scrive,
citando Macrobio, che nella Siria Febo (Sole) e Giove erano considerati
la medesima cosa e rappresentati come un solo essere nudo, che mostrava
il suo sesso concepito quale anima del mondo (p. 37- ed. 1609). Si deve
infatti considerare che il sole, proprio per le sue qualità e virtù,
da vita a tutte le cose.
Nei cosiddetti "Tarocchi del Mantegna" l'immagine ci riconduce
all'episodio mitologico della caduta di Fetonte.(fig. 3) che ottenuto
da suo padre Elios il permesso di guidare il Carro del Sole per un giorno,
non sapendo reggere i focosi cavalli, uscì di strada bruciando
cielo e terra. Zeus lo punì rovesciando l'incauto auriga con un
colpo di fulmine e precipitandolo nell' Eridano, fiume che appare nella
parte inferiore della carta.
Nella carta dei Tarocchi di Carlo VI (fig. 4) come in quella di un Antico
Tarocco Italiano il Sole splende alto illuminando una fanciulla che sta
filando. Si fa qui riferimento alle Parche che sovrintendevano al dipanarsi
della vita umana e il cui mito fu strettamente collegato al sole in quanto
esse svolgevano la stessa funzione, dispensando la vita e distribuendola
a tutti gli esseri fino alla loro morte.
Nella carta del Tarocco di Ercole I d'Este (fig. 5) è rappresentato
Diogene seduto all'interno della propria botte nell'atto di dialogare
con un giovane, probabilmente Alessandro Magno. L'immagine fa riferimento
all'insegnamento biblico citato nell'Ecclesiaste (1, 12 - 17) e cioè
che tutto ciò che avviene sotto il sole è vanità,
anche il pensiero dei sapienti (2,12 -7) .Lo stesso insegnamento si ritrova
nella carta del Sole del Tarocco Parigino di anonimo del sec. XVII, dove
una donna si guarda ad uno specchio tenuto in mano da una scimmia (fig.
6). Qui la natura umana è associata a quella animale, mancando
la consapevolezza che la ricerca della bellezza è vana cosa "poiché,tutto
va verso lo stesso luogo, tutto viene dalla polvere e tutto torna in polvere"
(Ecclesiaste 3, 20).
La carta del Sole nel Tarocco Vieville (fig. 7) mostra un uomo a cavallo
recante una bandiera. II cavallo è animale solare: il carro del
sole è tirato da cavalli che sono ad essi consacrati. II cavallo
bianco per il Cristianesimo diventa simbolo di maestà ed è
montato da Cristo, da colui cioè che è chiamato,"Fedele
e Veritiero". In questo senso Cristo appare sopra un cavallo bianco
in un affresco della Cattedrale di Auxerre recante in mano un bastone
quale scettro regale, simbolo di potere su tutte le nazioni. I colori
rosso e nero della bandiera non hanno alcun aspetto simbolico in quanto
sono i colori ricorrenti che connotano le figure dell'intero mazzo.
Nel foglio Cary del sec. XVI (fig. 8),:appare una variante iconografica:
il foglio è mutilo proprio in questa carta, ma sufficiente per
illustrarci quella che fu un'iconografia che si stabilizzerà nei
Tarocchi di Marsiglia (fig. 9), cioè la presenza di due fanciulli
sotto il disco del sole.
E' ipotizzabile che si possa trattare del Segno dei Gemelli comunemente
raffigurato in molti cicli astrologici. Una identica rappresentazione
d'epoca medievale si trova presso il Museo Calvet di Avignone Si tratta
di un bassorilievo del 1200 proveniente dalla regione di Nimes in cui
i due gemelli appaiono sotto il disco del sole accompagnati dalla scritta.
"Sol in Gemini". (fig. 10). Scritte identiche, appaiono in molte
miniature, bassorilievi o affreschi del ciclo dei mesi, come ad esempio
nel celebre ciclo dei mesi di Torre Aquila nel Castello del Buonconsiglio
a Trento. In ciascuno dei dodici affreschi appare al centro, in alto,
il disco solare raggiato, con a sinistra la scritta SOL IN e a destra
il nome del segno zodiacale in ablativo.
Tuttavia più che ad una raffigurazione astrologica ritengo che
la presenza di due fanciulli sotto l'astro solare debba essere messa in
relazione con il concetto di "sole sempre giovane" che avevano
gli antichi. Infatti essi raffigurarono assieme Apollo e Bacco fanciulli,
quali emblemi del sole e della sua giovinezza. Bacco era infatti considerato
"il medesimo, che il Sole":"Questo (il Sole) fecero gli
antichi giovine in viso senza barba, onde volendo l'Alciato ne'suoi emblemi
porre la giovinezza, dipinse Apollo e Bacco, come a questi due più,
che a gli altri, sia tocco di essere giovani sempre, onde Tibullo dice
che Bacco e Febo eternamente Giovani sono, e hanno il capo armato ambi
di bella chioma risplendente". (Vincenzo Cartari "Imagini de
gli Dei de gli Antichi", p. 38, ed. 1609. La prima edizione dell'opera
fu stampata nel 1556). L'illustrazione (fig. 11) dell'emblema C."In
Iuventam" nell'opera dell'Alciati (pag. 418, ed. 1621), mostra assieme
i due fanciulli "natus uterque Jovis tener atque imberbis uterque,
quem Latona tulit, quem tulit et Semele, salvete, eterna simul et florete
iuventa, numine sit vestro qua diuturna mihi" (Entrambi figli di
Giove, giovani ed imberbi ambedue, l'uno portato in grembo da Latona,
l'altro - anche - da Semele salve a voi, fiorite insieme di eterna giovinezza
e sia questa per me, per vostro volere, più lunga possibile).
Ho trovato espresso più volte questa concetto della giovinezza
del sole anche nell'opera "Antiquae Tabulae Marmoreae Solis Effige"
di Hieronimo Aleandro (pp. 17-18, ed. 1616), da cui riporto alcuni passi:
"Sol semper juvenis... quia occidendo (inquit Fulgentius primo Mythol.)
et renascendo semper est iunior, sive quod nunquam in sua virtute deficiat...
at nihil facilius Mythologi affirmant, quam unum, enodunque, cum Sole
esse Apollinem, quem ideo adolescentulum fingi solitum dixerunt, quod
Sol (inquit Isidor. VII Orig.) quotidie oriatur et nova luce nascatur"
(0 Sole sempre giovane poiché tramontando - dice Fulgenzio nel
Primo libro della Mitologia - e risorgendo, sempre è giovane; o
per meglio dire perché mai viene meno nella sua efficacia... d'altra
parte i Mitologi nulla affermano in maniera più sicura del fatto
che Apollo sia unica e medesima cosa col Sole, e per questo motivo sostennero
che solitamente veniva rappresentato come un giovinetto, infatti il Sole
- dice Isidoro nell'VIII Libro delle Origini - sorge ogni giorno e nasce
con nuova luce). A questo proposito scrive il Cartari "La cui giovinezza
(del sole) ci da ad intendere, che la virtù sua, e quel Calore,
che da vita alle cose create, è sempre il medesimo e non invecchia
mai, si che divenga debole"
Uno stesso modo di rappresentare l'energia sempre identica e giovane del
Sole, si ritrova nella raffigurazione del dio Mitra. Strabone, il geografo,
affermava che i Persiani veneravano Helio con il nome di Mitra e la parola
in lingua persiana tarda Mirh significava appunto Sole. Nell'Inno dell'Avesta
dedicato a Mitra, cavalli bianchi, trainano il carro del Dio che ha una
ruota d'oro, simbolo del Carro del Sole. Un rilievo su una roccia scolpito
al tempo del Sassanide Ardashir II, del IV secolo dopo Cristo, ritrae
Mitra con un aureola di raggi.
Nelle "Annotazioni alle Imagini del Cartari" Lorenzo Pignoria
racconta di aver visto a Roma in Campidoglio nell'anno 1606 un marmo raffigurante
appunto Mitra con le parole "Deo Sol invict... Mitrhe" e che
fra le altre cose "v'erano due figure in pietra, una per parte, ma
rovinate" (p. 293-Ed. 1647).
Quelle due figure erano Caute e Cautopate, i due fanciulli tedofori, cioè
portatori di torcia quali si trovano nelle rappresentazioni complete del
Dio. Una di queste, assai famosa, si trova a Roma nella grotta mitriatica
sotto la Chiesa di S. Clemente.
Lo Pseudo - Dionigi Areopagita parla infatti di Mitra "Triplasios"
(Epist. 7,2), cioè dalla triplice forma, affermazione della sostanziale
identità del Dio e dei due tedofori quale rappresentazione del
Sole nascente, del Sole di mezzogiorno e del Sole calante. Caute, il fanciullo
che si trova alla sinistra del Dio è raffigurato con una torcia
alzata a rappresentare la nascita del Sole. Mitra, Sole di mezzogiorno,
è raffigurato nell'atto di uccidere un toro (rappresentazione della
vittoria dello spirito sull'essenza terrena). II fanciullo posto alla
destra del Dio, Cautopate, tiene la torcia abbassata a significare il
tramonto dell'astro. (fig. 12: Mitra Triplasios, Bologna, Museo Civico).
A volte accanto a Caute appare un gallo e a tal proposito il Cartari racconta,
citando Pausania, che in Grecia "...riverivano il gallo come uccello
di Apollo, perché cantando annuncia la mattina il ritorno del Sole"(pag.
43). Cautopate ha talvolta vicino una civetta, uccello che si mostra appunto
dopo il tramonto. Caute e Cautopate divennero rispettivamente la rappresentazione
di Lucifero, la stella che appare al mattino e di Espero, la stella della
sera.
Nell'iconografia cristiana Mitra venne rappresentato più volte
quale simbolo del sacrificio animale (Mitra Tauroctono, cioè uccisore
del toro). In tal senso lo si ritrova in un capitello nel chiostro del
Duomo di Monreale, datato fra il 1172 e il 1189.
Questo aspetto simbolico del Sole, cioè la sua identica energia
e la sua perpetua giovinezza rappresentata dagli dei solari in forma di
giovinetti era ben conosciuta in epoca rinascimentale, come abbiamo potuto
apprendere dai trattati presi in considerazione, tutti apparsi verso la
metà del 1500, ed è plausibile che questo concetto sia stato
iconograficamente espresso nella carta del Sole dei Tarocchi. Non si deve
infatti dimenticare che durante tutto il Rinascimento le immagini degli
Dei antichi" suscitarono nell'osservatore il ricordo dei miti classici
ai quali veniva attribuito un grande valore etico e morale e che i relativi
trattati servirono da riferimento per rappresentare allegorie e simbolismi
di carattere cristiano.
Come si può notare nella carta del Sole del Tarocco di Marsiglia
(fig. 9), gocce solari cadono dall'astro sopra una coppia di gemelli che
assumeranno natura maschile e femminile nei tarocchi esoterici quali opposte
nature la cui unione porterà alla realizzazione della Grande Opera.
Occorre sottolineare la funzione di illuminazione divina che queste gocce
solari, presenti già nel Foglio Cary, hanno sempre svolto e che
trovano riscontro in un'ampia iconografia agiografica. Un esempio significativo
lo si trova in una xilografia del "Liber Chronicarum" del 1493
che illustra la conversione di S. Paolo Apostolo, avvenuta sulla via di
Damasco: il futuro santo, a cavallo, è colpito dal cielo da gocce
celesti, dalla divina funzione di illuminare il cuore e la mente alla
fede in Cristo(fig. 13).
|
|
|
|
|
|
|