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Saggio: IL MONDO
La carta del Mondo nei Tarocchi Visconti-Sforza (fig. 1) mostra la Gerusalemme
Celeste posta all'interno di un tondo sorretto da due angeli putti. Tale
raffigurazione è conforme alla spiegazione che di questo trionfo
ne da l'autore del "Sermones de Ludo", ovvero "El mondo
cioè Dio Padre".
Se nella mistica cristiana il quadrato corrisponde al mondo terreno e
a ciò che è materiale, il cerchio rappresenta la divinità
poiché non ha inizio ne fine. Nella visione cosmologica aristotelica
medievale l'immagine di un tondo con all'interno una progressione di diversi
cerchi concentrici rappresenta la creazione divina Gli esempi in questo
senso sono innumerevoli. Si veda ad esempio la "Prima Causa"
nei cosiddetti Tarocchi del Mantegna. (fig. 2)
Nella chiesa romanica di S. Clemente a Tahull in Catalogna un affresco
mostra la mano del Creatore che dal centro del cerchio infrange in modo
"trascendente" i cerchi esterni creando l'universo tangibile.
Nella carta dei Tarocchi di Ercole I d'Este (fig. 3)come nella carta dei
Tarocchi "Dick"( fig. 4) e Rosewald un angelo sovrasta un tondo
ove è raffigurato un paesaggio quale rappresentazione del mondo
tangibile che Dio in sé contiene. Nei Tarocchi di Carlo VI (fig.
5) e di Alessandro Sforza (fig. 6) una figura femminile recante in mano
lo scettro e il globo aureo, simboli del comando, sovrasta l' immagine
del mondo racchiusa in un tondo. Si tratta della raffigurazione della
Gloria o della Fama presentata secondo i canoni iconografici del tempo.
Rappresentare un personaggio sopra un tondo raffigurante la Terra, quale
attributo di autorità o protezione, fu una metodologia ricorrente
nel Rinascimento. Si veda a questo proposito l'immagine di scuola fiorentina
di Sant'Agostino quale appare in una xilografia del 1460/1470 ora alla
Biblioteca Classense di Ravenna. (fig. 7)
Nella carta di Tarocco parigino di anonimo del sec. XVII appare invece
la dea Fortuna, nella sua funzione di dominatrice del mondo ( Imperatrix
Mundi), nuda, in piedi sul tondo terrestre del quale gestisce le sorti
(fig. 8). Una spada conficcata nella Terra connota l'aspetto negativo
della dea, quale apportatrice di sventura. L'oggetto si collega qui simbolicamente
alla medesima spada che ritroviamo nelle figure del Cristo in alcune immagini
del Giudizio Finale. In queste Cristo nudo sotto un' ampio mantello, siede
su un arcobaleno ed appoggia i piedi sul tondo terrestre come nelle figure
della Gloria descritte precedentemente. La spada che tiene fra le labbra
rappresenta appunto l'aspetto punitivo legato al Suo Giudizio. Si veda
a questo proposito il Giudizio Finale raffigurato nel codice 485-IV, c.
32r, alla Biblioteca Classense di Ravenna e l'immagine del Giudizio nel
"Liber Chronicarum" del 1493 dove Cristo è raffigurato
con dei gigli che si dipartono dal suo orecchio destro ( significazione
di Grazia ed Accettazione) mentre dal suo orecchio sinistro appare la
spada. (fig. 9).
Nella carta del Mondo di un Tarocco italiano del sec. XVI, di cui sono
rimaste poche carte, ora al Museo del Castello Sforzesco di Milano (fig.
10), troviamo quella variante iconografica che si stabilizzerà
successivamente nei Tarocchi di Marsiglia (fig. 11): una fanciulla è
raffigurata all'interno di una mandorla, circondata dalle figure in forma
animale dei quattro evangelisti (Tetramorfo). Si tratta dell'Anima Mundi,
rappresentata già da una figura femminile nel manoscritto latino
"Clavis Physicae" composto da Onorio di Autun nel sec. XII,
presente presso la Biblioteca Nazionale di Parigi. Questo insieme di disegni
e di schemi rappresenta "una delle più perfette espressioni
dell'attività immaginativa degli uomini del secolo XII e nel contempo
la traduzione fedele di una rappresentazione del mondo legata al sistema
platonico, o platonizzato, come l'avevano interpretato i padri greci e
il loro discepolo del sec. IX, Giovanni Scoto"(M. Ch. D'Alverny "Le
Cosmos symbolique du XII siecle", in "Archives d'histoire doctrinale
et litteraire du Moyen Age", XX, 1953).
L'Anima Mundi, in questo manoscritto, è raffigurata da una fanciulla
con due medaglioni posti ai lati del suo capo che racchiudono il Sole
e la Luna nelle vesti di un uomo e di una donna che portano una torcia.
Essa tiene nelle braccia una banderuola sulla quale è scritto "Vegetabilis
in arboribus, sensibilis in pecoribus, rationabilis in homibus" (Vegetabile
negli alberi, sensibile negli animali, razionale negli uomini). Ai quattro
lati sono posti dei medaglioni, sorretti ciascuno da tre mani, raffiguranti
i quattro elementi. All'interno, ogni medaglione porta scritto le qualità
di ciascun elemento. Ai piedi della donna vi è un'altra iscrizione
che ricorda le tre facoltà che Platone concede all'uomo: "Rationabilitas,
Concupiscibilitas et Irascibilitas".
Abelardo vedrà nello Spirito Santo l'anima del mondo, l'Anima Mundi
della quale parlano anche i monaci di Chartres. Guglielmo di Conches,
glossando il Timeo (34 c-35 c) afferma che l'anima del mondo è
uno spirito o una forza naturale inerente alle cose, che conferisce loro
il movimento e la vita. Essa è interamente e integralmente in ogni
cosa, ma la sua potenza si esercita diversamente. Essa, posta nel mezzo
dell'Universo, da il movimento agli astri, la vegetazione agli alberi
e alle piante, la sensibilità agli animali, la ragione agli uomini.
L'Anima Mundi come raffigurata nella carta del Mondo ora al Museo Sforzesco,
è posta al centro di una mandorla, quale appare nelle numerose
rappresentazioni della Vergine in Gloria (fig. 12 - Pinturicchio "Madonna
in gloria fra San Gregorio e San Benedetto", San Gimignano, Museo
Civico) e del Cristo Pantokrator (fig. 13 - Maestro senese sec. XIII "Cristo
Pantokrator", Siena, Pinacoteca ). La mandorla rappresenta il simbolo
della interiorità nascosta dall'esteriorità, racchiudendo
con ciò il mistero dell'illuminazione interiore. L'immagine di
Cristo all'interno della mandorla significa che la sua natura divina era
celata nella sua natura umana.
Nella sopra citata carta del Mondo, appaiono ai quattro lati della mandorla
gli Evangelisti in forma animale (Tetramorfo), come descritti nell'Apocalisse
di San Giovanni e quali appaiono nelle visioni del Cristo Pantokrator.
Francesco Piscina scrisse nel 1565 un famoso trattato dal titolo "Discorso
sopra l'ordine delle figure de Tarocchi". A proposito di questa carta
egli scrive "Hora la figura del mondo in mezo questi quattro Santi
Evangelisti l'Autore ha posto, per insegnarci che il mondo non può
star senza religione, i precetti della quale hanno scritto questi Santissimi
Evangelisti, essendo ella il principal fondamento della quiete e conservatione
de stati e della felicità de popoli, e senza la quale - si come
gia habbiamo in molti luoghi accennato - noi non potremmo salvar l'anima
nostra, nata solo per servir al Grandissimo Signore Dio Nostro" (p.
22).
Il Cristianesimo derivò la figura femminile dell'Anima del Mondo
dalle religioni degli antichi. Iside fu stimata essere l'Anima del Mondo
da Macrobio (Saturnali, I, c. 20 -21) mentre Apuleio fa parlare Iside
nei seguenti termini "Io sono la natura madre di tutte le cose, padrona
degli elementi, principio dei secoli, sovrana degli Dei Mani, la prima
delle nature celesti, la faccia uniforme degli Dei e delle Dee" (Metamorfosi
11, 4). Oltre ad Iside anche Venere fu rappresentata a volte come Anima
del Mondo, in quanto dea dell'amore. Il Van Rijmberg nella sua opera del
1947 dal titolo "Le Tarot. Histoire, Iconographie, Esoterisme"
cita un piatto di maternità fiorentina del sec. XV, ora al Louvre,
raffigurante il Trionfo di Venere ( pag. 186, ed. 1981). La dea è
rappresentata completamente nuda in cielo entro una mandorla e sotto di
lei, sulla terra, appaiono alcuni uomini. L'artista ha tratteggiato il
percorso dello sguardo di questi ultimi che si vengono ad incentrare tutti
sul sesso della dea (fig. 14). In questo senso un'immagine riportata dal
Cartari ci mostra Apollo nudo, quale rappresentazione dell'Anima Mundi,
secondo quanto già espresso riguardo la carta del Sole.
Nel testo alchemico "Quinta Essentia" del 1574 una donna nuda
è posta al centro di varie mandorle di grandezza progressiva, completamente
circondata da raggi che da lei si dipartono. Si tratta dell' "Anima
Mercurij", rappresentazione alchemica della "Quinta Essentia"
o "Anima Mundi", simbolo per gli alchimisti dell'Opera compiuta
(fig. 15).
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